Pinot Nero, il Tirolo esalta le virtù del re dei vini rossi
di Emanuele Schipilliti
Ci sono sfide che si giocano su passaggi molto stretti nei quali confluiscono scienza, arte, natura ed uomo. Quando questo accade il tempo e la storia si mescolano dando vita a particolari sfumature ed ombre capaci di regalare emozioni e creare dei miti. Quella del Pinot
Nero è una di queste storie.
Il Pinot nero, che oggi viene coltivato nelle più pregiate vigne sparse in giro per il mondo, è il frutto di quasi duemila anni di mutazioni genetiche, di storie e di racconti che hanno sviluppato attorno ad esso un fascino particolare che si gioca tutto su un delicato equilibrio fatto di fantasia e realtà. Passando per l’imperatore Costantino, per le descrizioni storiche di Columella e Plinio e l’editto di Filippo Il Bello, il pinot noir è sempre stato considerato il vino principe perché amato dalla nobiltà e compagno fedele di grandi condottieri. La sua storia però passa anche attraverso le umili e sapienti mani dei monaci benedettini e certosini assegnatari, durante il periodo di decadenza dell’impero Romano, di terre coltivabili da bonificare. I monaci seppero recuperare i vecchi vigneti decadenti e semi-abbandonati della Borgogna creandone di nuovi con il materiale genetico che si era originato spontaneamente da seme. Nato quasi per caso il vitigno inizia a diffondersi e nel XIV secolo con il termine Pinoz viene designata la famiglia varietale di appartenenza. Con lo sviluppo mercantile del 1700 sono state individuate le sue forme più produttive e di maggior pregio e ricchezza e nell’800 viene messa in evidenza la sua grande variabilità intravarietale procedendo all’isolamento ed alla moltiplicazione di più di cinquanta biotipi che differiscono tra loro per morfologia fogliare, produttività, precocità.

Il Pinot Nero arriva in Italia nella seconda metà dell’800 e si diffonde per un breve periodo in tutta la penisola fino alle zone meridionali ma essendo un vitigno adattato a zone temperato-fresche negli ambienti caldi maturava troppo velocemente subendo l’assalto degli uccelli e del marciume grigio. Per questo motivo la sua diffusione subisce una contrazione e la coltivazione si attesta nel Trentino Alto Adige e precisamente nel Tirolo Meridionale.
Nel corso dei secoli il Pinot nero ha girato spesso per il mondo. Coltivato nei più disparati angoli del globo e sempre in cerca del suo terroir, ben pochi sono stati i luoghi capaci di soddisfare le elevate esigenze pedoclimatiche di cui necessita.
Proprio l’estrema sensibilità al marciume, la maturazione precoce ed una produttività incostante, sono le principali difficoltà che si affrontano in vigna e grandi conoscenze enologiche sono necessarie per risolvere i molti inconvenienti che si incontrano nella fase di vinificazione. Ancora più difficile è il confronto/scontro tra la sensibilità interpretativa del vigneron e l’animo capriccioso del vitigno che, in base all’annata, sceglie sempre di nascondere i suoi pregi dietro a molti dispetti. Per questo motivo, quasi si trattassero di giardini segreti, le zone del mondo in cui il pinot noir riesce ad essere coltivato, sono da considerarsi come punti di una mappa capace di disegnare sul globo terrestre la storia e l’evoluzione di un vitigno poco elastico, non incline allo spostamento ma incredibilmente espressivo dei segreti più intimi di un terroir: ovvero quell’ alchimia che nasce dalla mano dell’uomo, dalla natura del vitigno e il territorio. Questa sintesi di elementi è capace di dare al vino lo status symbol del mito proprio per la sua capacità di contenere prima e sprigionare poi un’energia irripetibile.
Ed è in quest’ottica che si è svolta la diciassettesima edizione delle giornate altoatesine del Pinot nero. Una di quelle occasioni in cui è stato possibile capire perché il Pinot noir, rappresenti ancora oggi a livello mondiale, una delle più personali ed esaltanti sfide nel mondo enologico e del perché quei rari luoghi, dove il vitigno a bacca rossa riesce ad esprimersi, assumino con il tempo un fascino incredibile.
Degustare durante le tre giornate dell’evento i cento vini a disposizione, di cui sessantanove provenienti da varie regioni italiane ed i restanti da dodici paesi stranieri, è stato come fare un giro intorno al mondo scoprendo le sensibilità enologiche più disparate e, allo stesso tempo, spingere più in là il proprio palato gustando la particolarità del Pinot nero che è proprio quella di essere un vino che si esprime tutto in toni di eleganza olfattiva , bocca potente e strutturata ma di grande equilibrio, e piacevolezza di beva.
Le piccole località di Egna e Montagna sono state il luogo in cui, per tre giorni, il famoso vitigno a bacca rossa è stato al centro della vita locale e dei tanti appassionati accorsi da varie parti d’Italia e d’Europa. Oltre ad ottimi Pinot noir, tutti dell’annata 2012, è stato possibile godere dei tanti piatti che per l’occasione sono stati preparati dai ristoratori della zona.
Estremamente riuscite la tartar piccante con pane nero fatto in casa e burro al pinot nero ed il risotto al pinot nero e timo con asparagi, preparati dal giovane Chef Anton Dalvai e la cucina romantica di Hubert Malojer che ha proposto un roastbeef al pinot nero con patate e verdura mista ed un finale con tartine al cioccolato e pinot nero con panna. Sono stati invece dei classici da non perdere i canederli di fegato in brodo ed il grostl con patate alla contadina accompagnato da cavolo e speck preparati dalla Gasthof Krone della famiglia Franzelin.
In questa esplosione dei sensi l’altopiano di Mazzon ha costituito una scenografia perfetta, mostrandosi in tutta la sua straordinaria bellezza, grazie anche a tre splendide giornate di sole ed una strada del vino estremamente bella e suggestiva capace di offrire moltissimi punti panoramici e percorsi da fare, oltre che in auto, in bici o in moto circondati da vigneti, boschi, montagne , masi e castelli.
Alla fine possiamo dire che, andando al di là del posizionamento all’interno del concorso nazionale del pinot nero, l’annata 2012 è da considerarsi molto buona e di valore e infatti, per questo motivo, quasi tutta esaurita!
Conquistano le punte più alte i vini prodotti nei vigneti di Mazzon capaci di esprimersi, grazie
ad un’annata favorevole, in tutta la loro classicità e raffinatezza. Sempre di valore sono stati i vini proposti da svariate realtà cooperative altoatesine, vero modello di riferimento lavorativo e produttivo a livello globale per quel che riguarda qualità, efficienza e numeri.
Molto interessante la parte dedicata alle produzioni d’oltre confine: i vini della Borgogna sono sempre i più paradigmatici mentre tra quelli del nuovo mondo segnaliamo la bella prestazione di alcune realtà provenienti dal Cile , Argentina e Nuova Zelanda. Estremamente convincenti e gustosi i vini provenienti dall’Oregon che posizioniamo su un ipotetico podio.
Non resta che aspettare la prossima edizione per poter tornare a gustare e scoprire le pagine che la storia di questo straordinario vitigno è capace di scrivere e raccontare. Nel frattempo non sarà certo un dispiacere bere questi vini, educando così il nostro palato ad uno tra i più affascinanti ed amati vini rossi del mondo.
Per tutte le informazioni relative al concorso e ai vini degustati è possibile visitare il sito:
www.blauburgunder.it

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