Lalibela, in Etiopia alla ricerca dell'arca perduta
Fedeli davanti alla chiesa di Bet Gyiorgis
È un villaggio sperduto tra le montagne dell'Etiopia. Viene chiamato "L'altra Gerusalemme”. Entrando a Lalibela, su un altopiano a 2.700 metri di quota, si respira subito il Mistero: dodici grandi chiese rupestri e ipogee in stile axumita dedicate ai santi della tradizione ortodossa sono scavate nella roccia di tufo rosso e collegate tra loro da cunicoli sotterranei e i monasteri degli anacoreti sono incastrati nelle rughe della montagna.



Tutt'intorno, un'arida pianura desertica. Sembra un altro mondo. Siamo in un'area tra il Mar Rosso e la regione del Goggiam: qui, secondo la leggenda, sarebbe nascosta l'Arca dell'Alleanza, lo scrigno di legno d'acacia e lamine d'oro ordinato da Dio a Mosé per custodire e tramandare le Tavole della Legge, reliquia divina oggetto del culto israelita. Lalibela nacque per volontà dei re Zagwe che dopo la conquista della Città Santa, nel 1187, da parte dei saraceni vollero mantenerne la memoria e l'identità nella loro terra africana.



Tutto in questa città, oggi abitata solo da monaci, richiama Gerusalemme: un fiume chiamato Giordano, l'orto degli Ulivi, il Golgota. Gli etiopi cristiani vengono qui a pregare togliendosi le scarpe. E i sacerdoti, nei giorni di festa portano in una colorata processione il “tabot”, la lastra di pietra che raffigura la tavola dove Dio scrisse con un dito i Dieci Comandamenti. Il corteo, preceduto da una croce, si muove per le vie tra musica, canti e danze dei pellegrini, secondo un rito che appartiene alla tradizione della chiesa cristiana ortodossa d'Etiopia (Tawahedo) nella quale tradizioni e liturgie delle tre religioni monoteiste si uniscono ma senza sincretismi.



Nella diocesi di Axum (città a 240 km da Lalibela) si trovano 20 mila chiese, e tutte, dietro l'altare, hanno un Sancta Santorum dove viene nascosto, dentro una cassa, un “tabot”. Ma dove sia quello vero, se ancora esiste, rimane un mistero. Le chiese di Lalibela sono ognuna diversa dall'altra per architettura e decori: Bet Medhame Alem, Bet Maryam (la Casa di Maria), l'unica affrescata, sul cui sagrato si apre Bet Meskel, una cappella tra grotte di eremiti, Bet Danaghel (la Casa delle Vergini Martiri), Bet Debre Sina (la Casa del Monte Sinai), Bet Golgotha (la Casa del Golgota, interdetta alle donne), Bet Gyiorgis (la Casa di San Giorgio), la Cappella Sellassié (Cappella della Trinità) con la Tomba di Adamo, in cui è sepolto il re fondatore della città. E, ancora, oltre il torrente Giordano, Bet Amanuel (la Casa di Emanuele), Bet Merkorios (la Casa di San Mercurio), Bet Abba Libanos (la Casa di Abba Libanos) e Bet Gabriel-Raphael (la Casa degli Arcangeli).



I NOSTRI CONSIGLI



DOVE DORMIRE E MANGIARE



A Lalibela, la Jerusalem Guest House (www.lalibelajerusalemhotel.com) è un ristorante albergo che propone zuppe succulente e pietanze speziate con carni di agnello, pollo, manzo cucinate alla griglia. Le camere sono belle: con balconcino panoramico e doccia. Al ristorante Ben Abeba (www.benabeba.com) invece, da cui si gode il panorama della vallata si può gustare riso alle verdure e assaggiare una gustosa torta alle banane. I prezzi non sono cari.
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