Libertà di graffito su un tratto di Grande Muraglia cinese
di Marco Berchi
Qual è una delle occupazioni più gettonate dai turisti (maleducati) di ogni razza, popolo e nazione? Lasciare una traccia del proprio passaggio. E qual è il modo più diffuso per farlo? Che diamine, tracciare un bel graffito che spesso dica esplicitamente «sono stato qui!». Il fenomeno è più diffuso e preoccupante di quanto non si creda se è vero che ha raggiunto da tempo anche una delle attrazioni turistiche per noi più esotiche: la Grande Muraglia cinese.

Unico manufatto umano visibile dallo spazio — parola degli astronauti — la Grande Muraglia, nei tratti visitabili raggiunti ogni anno da centinaia di migliaia di turisti, è sempre più spesso deturpata da graffiti e segnacci, tanto da obbligare le autorità cinesi a escogitare una soluzione: destinarne un tratto alla libera iniziativa dei graffitari.



Lo hanno annunciato qualche giorno fa i media cinesi, ripresi anche dal britannico Guardian: nel tratto di Muraglia denominato Mutianyu, nel distretto di Huairou a 70 km a nordest di Pechino, ci sarà presto una sezione sulla quale i visitatori saranno liberi di lasciare il segno del loro passaggio, anche se non è chiaro se lo spazio sarà a disposizione solo dei turisti o anche dei veri e propri writers.



Non è finita: le autorità pensano infatti di introdurre anche uno speciale «muro elettronico», uno schermo touch su cui, anche qui, si sarà liberi di scatenarsi.



Il modello di quest’ultima trovata viene proprio dalla Cina; tre schermi sono stati installati lo scorso anno in un altro sito molto frequentato: lo Yellow Crane Tower Park, nella regione del Wuhan.

Si tratta di schermi di grandi dimensioni (alti circa due metri) che, oltre a fornire info turistiche, possono essere «pasticciati» dai visitatori. La cosa pare funzionare, tanto che si profila l’installazione di altri cinque maxi-touch screen.



Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, all’obiezione che le scritte elettroniche più vecchie verranno sovrascritte da quelle più recenti i responsabili del sito hanno replicato affermando che segni, scritte e sigle potranno essere memorizzate e inviate via mail agli autori.



Autori che, sempre secondo le fonti cinesi, sarebbero in maggioranza stranieri dato che sui muri sarebbero preponderanti le scritte in inglese rispetto a quelle in cinese. Ma era cinese il ragazzino che, lo scorso mese di maggio, ha costretto i genitori a scusarsi pubblicamente con le autorità egiziane: aveva postato su internet fotografie del suo nome «graffitato» sul muro di un tempio egizio di 3500 anni fa.
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