Marrakesh, città d’ocra dai mille contrasti: ecco cosa fare in 48 ore
di Sabrina Quartieri
Se tutte le direzioni portano a piazza Jamaa El Fna, nella sua medina è facilissimo perdersi. Caotica e magica allo stesso tempo, Marrakesh non ha niente a che invidiare alle città imperiali del Marocco, un Paese che vive la ‘sfortunata disavventura’ di essere la 'porta' di due continenti.






La famosissima piazza Jamaa El Fna è dominata dal minareto della moschea Koutoubia, che vigila, come fosse una sentinella, su questo luogo di incontro, un tempo sede amministrativa del protettorato francese, oggi anima dei tanti marocchini che ogni giorno la popolano. Una piazza irregolare e camaleontica, che da subito propone al turista occasionale una rosa variegata di colori, profumi e sapori delle tradizioni più antiche del Marocco.



Da mattina a sera lo spazio si popola di incantatori di serpenti, acrobati, donne berbere con hennè per decorare le mani alle turiste e dei migliori fuochisti della medina con barbecue e kebab, prelibatezza del posto che sa invogliare dopo una giornata trascorsa nei souk. La famosissima piazza già al tramonto diventa dorata, grazie ai colori delle fiammelle dei bracieri. Immancabile, per ogni straniero, l’appuntamento con il tè alla menta in uno dei tanti bar che si affacciano su Jamaa El Fna.



Tra questi locali, appena prima del souk, c’è quello dell’attentato del 2011, ancora oggi chiuso al pubblico. Qualsiasi guida turistica o accompagnatore inviterà a fermarsi, racconterà di quel triste giorno e si rivolgerà ad Allah in preghiera, per non dimenticare. Strumenti antichi alla mano e materie prime, dalle pelli, al ferro battuto, al bronzo, alla lana e alla seta, nessuno al mondo può competere con la maestria degli artigiani del souk. Impossibile uscire da quei labirinti senza aver acquistato qualcosa, dalle spezie al sapone nero, fino all’olio di argan, miracoloso per la pelle e i capelli. Ma soprattutto, la tradizione vuole che ogni transazione sia preceduta da una contrattazione tra venditore e acquirente, quindi prima regola, mai farsi vedere troppo desiderosi di un particolare oggetto. Se poi si ha la fortuna di essere la prima persona a comprare nella giornata, si riesce a strappare un prezzo davvero vantaggioso, perché, dicono i marocchini, questa circostanza porta fortuna.



Tappa obbligata per chi vuole concedersi una pausa dallo shopping è il tradizionale hammam. Venduto impropriamente come una spa, questa antica pratica berbera e marocchina ha poco a che vedere con il relax all’occidentale. Si entra in una grande stanza comune con il vapore, ci si adagia su un tappetino e si viene dotati di colino e secchio di acqua calda. Per prima cosa ci si passa sul corpo del sapone nero e subito dopo ci si affida ad una donna vigorosa che prosegue con il gommage e con qualche minuto di massaggio. Solo entrando in un vero hammam pubblico è possibile condividere un momento intimo, raro in un Paese islamico, con le donne marocchine, che allo stesso tempo, si concedono una pausa per curare il loro corpo. La stessa cosa, in ambienti separati, avviene per gli uomini. D’altronde, dopo l’amplesso e prima della preghiera, un musulmano si dedica alla purificazione del corpo, tramite le abluzioni per l’adhan, con l’hammam se c’è stato un rapporto sessuale.



Marrakesh, città d’ocra dai mille contrasti, mostra i suoi altrettanti volti in modo fiero e accogliente. E’ facile vedere un carretto trainato da un asino affianco a una macchina di lusso. Così come si notano le tante parabole sui tetti della medina, appartenenti a palazzi vecchi e fatiscenti. All’interno della città vecchia, spicca la Madrasa di Ben Youssef, l’antica scuola coranica che un tempo ospitava fino a 900 studenti. Oggi trasformato in museo, il palazzo merita una visita, già solo per le sue decorazioni in stucco, su cedro e con le tipiche maioliche zellji, dove domina il verde, il colore dell’Islam. Appena fuori, una tappa più distensiva è la passeggiata all’interno dei giardini Majorelle, un orto botanico che si sposa con l’alta moda e con un coloratissimo museo berbero blu cobalto. Oggi, quel luogo creato negli anni Venti dall’artista Jacques Majorelle, è di proprietà del grande stilista Yves Saint Laurent e di Pierre Bergè.



Chi invece vuole uscire dai percorsi più turistici, dovrà dotarsi di una guida del posto. Facile riconoscerla, sarà lei a venirvi incontro. D’altronde Marrakesh e il 60 percento della sua popolazione (circa 850mila persone) vivono di turismo. Favorevole anche il clima, in città piove solo 60 giorni l’anno. Tutto sta nel lasciarsi abbordare dall’accompagnatore ideale, con indosso il tradizionale cappello tarboosh e il classico vestito djellaba con cappuccio. In cambio di una somma pari a 150 dirham ( 15 euro circa ), la guida vi farà scoprire i segreti della medina più nascosta, con le concerie, i bazar di vero artigianato tuareg, le erboristerie berbere con il miglior olio di argan e i foundouk, ex locande di viaggiatori, oggi sedi di cooperative di artigiani, molti dei quali già restaurate dall’Unesco. Fino a condurvi in un piccolo museo gioiello della fotografia in un vicolo del souk, con i suoi oltre 5mila scatti storici delle più affascinanti tradizioni marocchine.



Il mangiare a Marrakesh è una sorpresa continua. Piatto tipico è la tajine, dal nome della tradizionale pentola con cui si cucinano i piatti più gustosi, come quello a base di pollo al limone o di manzo con prugne e albicocche secche. Nella medina la giornata è lunga, a prova di polvere e di confusione. Una bella sfida per il turista occidentale. Ma niente paura, perché nella misteriosa Marrakesh, dietro a grandi portoni di cedro, si aprono i più lussuosi riad per fermarsi e trovare ristoro. Oppure, appena fuori dalla città antica, si trova persino un resort Club Med, dove i confort occidentali e la modernità si sposano con le più antiche tradizioni arabe.
Marrakesh, città d’ocra dai mille contrasti: ecco cosa fare in 48 ore (foto di Sabrina Quartieri)
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