Appia Antica candidata a diventare patrimonio dell'umanità dell'Unesco
Appia Antica candidata a diventare patrimonio dell'umanità dell'Unesco
La giunta comunale di Brindisi ha deliberato all'unanimità la candidatura della via Appia Antica e della città di Brindisi a diventare sito Unesco «patrimonio dell'umanità». La volontà dell'amministrazione è quella di far rientrare Brindisi, con particolare riferimento alla via Appia, nella «Convezione sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale» promossa dalla Conferenza generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza, la cultura che è stata firmata a Parigi il 23 novembre 1972, e che è stata ratificata dallo Stato Italiano con legge n. 184 del 1977. La via Appia Antica, Regina Viarum, ricordano dal Comune, «è l'arteria di collegamento di circa 540 chilometri tra Roma e Brindisi, la cui costruzione inizia nel 312 a.C. per volontà di Appio Claudio, politico e letterato romano, e viene completata fino a Brindisi all'inizio del II sec. a.C.» e quindi «costituisce un capolavoro del genio creativo umano per la lunghezza del percorso, attraverso quattro regioni: Lazio, Campania, Basilicata e Puglia e per la particolarità della tecnica costruttiva».

E mentre si attende l'esito di questa richiesta, dall'altra parte del mondo, in Argentina, la sede dell'ambasciata italiana a Buenos Aires diventa patrimonio culturale.  La Commissione Nazionale per i Monumenti Storici dell'Argentina ha infatti incluso Palacio Alvear nella lista del patrimonio artistico del paese riconoscendo il valore storico e architettonico. La decisione, annunciata in occasione della visita in Argentina del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è stata formalizzata con il decreto firmato dal presidente della repubblica argentino Mauricio Macri che è stato consegnato all'ambasciatore d'Italia Giuseppe Manzo dal ministro della Cultura Pablo Avelluto durante un ricevimento ospitato proprio nello storico edificio della capitale.

In occasione della cerimonia è stato inoltre inaugurato il nuovo sistema di illuminazione dell'ambasciata realizzato con la sponsorizzazione dell'Enel, che consente una riduzione di oltre il 70 per cento del consumo e che per l'occasione ha permesso di illuminare la facciata dell'edificio con i colori delle bandiere italiana e argentina. A Palazzo Alvear, che dal 1924 ospita la sede diplomatica italiana a Buenos Aires, è dedicato il libro fotografico «Il Tricolore sulla Libertador» realizzato dall'Ambasciata e dall'Istituto Italiano di Cultura e presentato in occasione della visita a Buenos Aires di Conte. L'edificio oggi patrimonio artistico argentino, fu proprietà di Federico de Avear e di sua moglie, Felisa Ortiz Basualdo, esponenti della predilezione argentina per la cultura francese nella prima metà del XX secolo. La sua architettura è ispirata, con varianti, all' Hotel de Biron, costruito a Parigi intorno al 1730 da Jacques-Ange Gabriel e Jean Aubert per l'uomo d'affari Peyrenc de Moras ed oggi sede del Museo Rodin.
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