I sentieri del Parco dello Stelvio, il "piccolo Tibet" delle Alpi
di Stefano Ardito
Le Cime di Solda dal sentiero per il rifugio del Coston
A Solda, davanti ai ghiacciai dell’Ortles, ci si può sentire in Tibet. Il merito è degli yak, i grandi bovini dell’Himalaya, che sono stati portati in Alto Adige da Reinhold Messner, l’alpinista più famoso del mondo, che qui ha aperto anche un ristorante e un museo.

Nelle altre valli dello Stelvio, il più vasto (134.619 ettari) Parco nazionale delle Alpi italiane, chi cammina sui sentieri incontra una fauna diversa. Sui pascoli d’alta quota si fotografano camosci, stambecchi e marmotte, nei boschi sono sempre più numerosi i cervi. In cielo volano l’aquila reale e il gipeto, un elegante avvoltoio reintrodotto da vent’anni sull’intero arco alpino.
 
 

Il Parco, istituito nel 1934, interessa Alto Adige, Trentino e Valtellina, e prende il nome dal Passo più alto e famoso delle Alpi. Nelle sue valli si ammirano laghi e cascate, e spettacolari ghiacciai, borghi d’alta quota con castelli e chiese affrescate. La strada dello Stelvio, disegnata tra il 1819 e il 1824, è un’autentica opera d’arte ad alta quota.

Accanto all’Ortles, che raggiunge i 3904 metri, si alzano altre vette imponenti come il Gran Zebrù e il Cevedale. I sentieri più famosi del Parco conducono verso i comodi rifugi che sorgono ai piedi di queste cime, e che offrono fantastici panorami.

Da Solda un facile e frequentato sentiero conduce al rifugio del Costòn, e un percorso più impegnativo sale fino al rifugio Payer, abbarbicato alle rocce dell’Ortles. Da Bormio, altri percorsi per tutti raggiungono i rifugi Pizzini e Branca, di fronte al ghiacciaio dei Forni, mentre itinerari più ripidi salgono ai rifugi V Alpini e Casati.

In Val Martello, il percorso più classico sale ai rifugi Corsi e Martello. Da Pejo, un bel sentiero frequentato da escursionisti e stambecchi porta al rifugio Larcher, in vista del Cevedale e dei suoi ghiacciai.   

Chi cerca itinerari più tranquilli, o per le giornate di tempo incerto, li trova intorno ai laghi di Fraele, tra le baite della Val Zebrù, o nelle foreste di tutti i versanti del Parco. Da Rabbi, nel versante trentino, una comoda passeggiata porta ai piedi delle cascate di Saènt. I centri visita di Rabbi, Bormio, Prato allo Stelvio e Trafoi offrono informazioni per tutti.

Sulle vette del Parco, tra il 1915 e il 1918, militari austro-ungarici e italiani hanno combattuto nella celebre e tragica “Guerra bianca”. Li ricordano forti che si raggiungono facilmente, come quelli di Oga, Barbadifior e Strino, e reticolati e trincee che richiedono lunghe camminate.

Chi non ha esperienza di montagna può affidarsi alle guide alpine di Peio per salire al rifugio Vioz, e proseguire su un ghiacciaio fino ai ruderi della postazione austro-ungarica della Linke, a 3420 metri di quota.

Si rivolge a camminatori allenati l’Alta Via dell’Ortles, un trekking di 120 chilometri che attraversa il versante altoatesino del Parco. Dopo averlo percorso, interamente o in parte, ci si può rifocillare con canederli e birra, speck e mele, o con le fragole della Val Martello. Le terme di Bormio sono rinomate in tutta Europa.
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